La Cassazione si è recentemente espressa in merito alla durata dei diritti di esclusiva su alcuni dei più celebri cartoni animati Disney.  Ad essere interessati dalla pronuncia sono, tra gli altri “Biancaneve e i sette nani”, “Bambi” e “Pinocchio”, opere cinematografiche che la Cassazione ha ricondotto all’esclusiva titolarità di Disney.

Il contenzioso ha visto coinvolte la Disney Enterprise Inc. e le società Electa S.r.l. e Barbatoja S.r.l. Lo scontro sorgeva nel 1991 a partire da un sequestro di videocassette che riproducevano alcuni grandi classici Disney prodotti da dette società italiane e riportanti il bollino S.I.A.E. destinato alle opere cinematografiche già cadute in pubblico dominio, quindi liberamente riproducibili e utilizzabili. Disney si opponeva infatti a tale utilizzo, sostenendo che le opere non fossero cadute in pubblico dominio, detenendone essa stessa ancora i diritti esclusivi.

Il fulcro della controversia consisteva proprio nella definizione della normativa applicabile alla durata dei diritti d’autore sulle opere cinematografiche della Disney.



Le precedenti sentenze

Le Sezioni Unite penali decidevano di considerare la situazione di diritto e di fatto avendo riguardo alla normativa precedente. La Corte escludeva infatti l’applicabilità delle estensioni di durata previste dal D.Lgs. n. 440/1945 e dal D.L.C.P.S. n. 1430/1947 di esecuzione del Trattato di pace di Parigi; con il primo si era prevista una proroga di sei anni rispetto all’allora termine di durata dei diritti sulle opere cinematografiche pari a trent’anni dalla prima proiezione pubblica dell’opera, con il secondo si accordava un termine di sospensione pari alla durata della seconda guerra mondiale ovvero di cinque anni e dieci mesi circa. Esisteva, infatti, un contrasto giurisprudenziale tra sezioni penali della Cassazione che ritenevano le due estensioni temporali applicabili in via alternativa e le sezioni civili che invece le applicavano cumulativamente.

Prendendo posizione su detto contrasto, le Sezioni Unite penali, poi seguite anche dalla Cass. Civile n. 30036/2011, consideravano dunque applicabile alle opere di Walt Disney la sola normativa prevista dal D.Lgs. n. 440/1945 e non quella successiva, il che comportava il riconoscimento della caduta in pubblico dominio delle opere.

La Corte affermava, inoltre, l’impossibilità di cumulare la tutela prevista per le opere cinematografiche con quella concessa ai disegni dei personaggi dei cartoni animati.

La nuova sentenza della Cassazione

Con un inaspettato colpo di scena la Cassazione è tornata sui suoi passi nel novembre 2021, con ordinanza n. 33598. In particolare, Electa S.r.l., agiva contro Disney per ottenere il risarcimento del danno dalla medesima provocato a causa dell’asserito ingiustificato sequestro delle videocassette contenenti opere dichiarate cadute in pubblico dominio.

Il contenzioso relativo al risarcimento dei danni iniziato nel 1993, era arrivato fino in Cassazione civile nel 2015, per poi essere riassunto dinanzi alla Corte d’Appello di Milano che si era espressa a favore di Disney, affermando che la sentenza a Sezioni Unite del 2009 non aveva efficacia di giudicato in ordine al tema della caduta o meno delle opere nel pubblico dominio. Inoltre, era da ritenersi applicabile l’estensione retroattiva a settant’anni della durata dei diritti di sfruttamento economico delle opere. Di conseguenza, nessun risarcimento del danno veniva riconosciuto ad Electa. La Suprema Corte ha poi condiviso e recepito tale pronuncia d’appello.