Farmaci orfani e Certificato Complementare di Protezione

In una recente decisione il Tribunale dell’Aja ha fornito importanti precisazioni in tema di violazione di brevetti farmaceutici, con particolare riferimento ai farmaci orfani. Con tale termine si definiscono i medicinali utilizzati per il trattamento di malattie rare.

La controversia riguardava il farmaco deferasirox, venduto da Novartis e utilizzato per trattare il sovraccarico di ferro cronico nel sangue. Il relativo brevetto era scaduto il 23.06.2017 e Novartis aveva ottenuto un’estensione pediatrica di sei mesi del Certificato Complementare di Protezione (CCP). Deferasirox, tuttavia, era anche un farmaco orfano. Pertanto, Novartis aveva goduto di un periodo di dieci anni di esclusiva ai sensi del regolamento sui farmaci orfani, con scadenza il 01.09.2016.

Si opponeva la società Mylan, la quale sosteneva che la proroga di sei mesi del CCP fosse illegittima. Il farmaco, infatti, aveva “esaurito” la durata massima dell’esclusività. Per estendere tale monopolio, Novartisa avrebbe dovuto formulare domanda ai sensi del Regolamento sui farmaci pediatrici prima della scadenza del periodo per i farmaci orfani. Tuttavia, secondo Mylan, Novartis aveva intenzionalmente bloccato la domanda. Il tutto, onde eliminare prima l’esclusività del farmaco orfano e ottenere, poi, un’estensione del CCP.

Il Tribunale ha rigettato la domanda di Mylan ritenendo che l’estensione del CCP fosse legittima. L’unica forma di abuso che il regolamento pediatrico cerca di evitare, infatti, è la rivendicazione di due incentivi. In particolare, la legge vieta estensioni dell’esclusività di mercato e CCP. Tale circostanza, nel caso di specie, non si è verificata.


La nuova sezione anti-COVID19 della banca dati UIBM

Dopo l’EPO e la WIPO, anche l’Ufficio italiano brevetti e marchi (UIBM) ha creato una sezione antiCovid-19 nella banca dati nazionale delle invenzioni biotecnologiche.

Al fine di agevolare l’accesso alle informazioni brevettuali disponibili nelle proprie banche dati, l’EPO e la WIPO hanno predisposto delle sezioni online dedicate alle tecnologie capaci di contrastare il COVID-19.

L’UIBM, mutuando la metodologia adottata dalla World Intellectual Property Organization, ha predisposto una piattaforma che consente di effettuare una ricerca specifica e di facile accesso delle tecnologie che possono contribuire all’avanzamento delle conoscenze dei ricercatori allo scopo di identificare strumenti idonei alla lotta al coronavirus,


La Corte Suprema USA sul caso 5Pointz

La Corte Suprema degli Stati Uniti si è pronunciata su un rilevante caso in materia di intellectual property e street art.
Nel 1993, Jerry Wolkoff, proprietario di un vecchio complesso di magazzini industriali inutilizzati di circa 20.000 metri quadrati a New York, decide di concedere ad alcuni artisti locali l’utilizzo dei muri degli edifici di sua proprietà, come superficie per realizzare legalmente le loro opere.

Nasceva così 5Pointz (il nome deriva dai 5 boroughs di New York) dove chiunque poteva dipingere liberamente. Nel 2013, però, gli artisti citavano in giudizio l’imprenditore invocando la tutela del diritto d’autore. Wolkoff era infatti deciso a trasformare gli edifici in palazzine di lusso. Il tutto, con conseguente demolizione dei muri che ospitavano la street art.

Nonostante la pronuncia di ben due sentenze contrarie ampiamente motivate, i Wolkoff hanno impugnato la sentenza davanti alla Corte Suprema di Washington DC: secondo tali Giudici, però, la street art è arte e come tale va tutelata, sebbene effimera. A 5Pointz si verificava, infatti, un fenomeno c.d. di “distruzione creativa”. L’arte creata era spesso sostituita da nuovi disegni, sovrapposti ai precedenti. Tale circostanza non è comunque sufficiente ad escludere la tutela della street art.


Il team di Intellectual Property di S&G è a vostra disposizione per ogni chiarimento.