Rivalutazione di intellectual property in bilancio: allo studio l’aumento dell’aliquota sostitutiva

Poche settimane fa avevamo dedicato un approfondimento alla rivalutazione a bilancio di intellectual property. Tale operazione, infatti, consente alle imprese di beneficiare di ingenti vantaggi fiscali. Il tutto, semplicemente dotandosi di una perizia atta a supportare la rivalutazione e corrispondendo all’erario un’imposta sostitutiva particolarmente vantaggiosa, pari al 3% del valore rivalutato.

In ragione del largo accesso all’istituto, il Governo sta valutando di incrementare l’imposta sostitutiva fino al 10%. Risulta quindi essenziale, per le imprese che vogliano aderire a tale possibilità, agire tempestivamente.
SGP dispone di uno specifico team dedicato che affianca alle competenze legali, quelle di varie discipline tecniche e fiscali.

Siamo, pertanto a vostra disposizione per assistervi nell’operazione.


La Cassazione sulla liquidazione del danno da contraffazione di brevetto

Con una recente ordinanza la Cassazione ha chiarito i criteri da applicare in sede di liquidazione del danno per violazione di brevetto ex art. 125 c.p.i.

Nel procedimento in questione, la Cappellotto S.p.A., impresa specializzata nella vendita di autoveicoli industriali per la pulizia delle condotte, citava in giudizio Farid Industrie S.p.A. per ottenere l’accertamento della contraffazione del proprio brevetto relativo all’espurgo di pozzi neri. La Cappellotto, in particolare, contestava la commercializzazione senza alcuna licenza, da parte della società convenuta, di alcuni autoveicoli incorporanti la tecnologia.

Il Tribunale di primo grado accoglieva la domanda attorea condannando la convenuta a risarcire il danno, liquidato in complessivi euro 591.403,96, secondo il criterio residuale della equa royalty (art. 125, co. 2 c.p.i.) Tuttavia, la Corte d’Appello riduceva considerevolmente il risarcimento. La Cappellotto proponeva quindi ricorso per Cassazione.

La Corte di legittimità stabiliva quanto segue. «In tema di proprietà industriale, il titolare del diritto di privativa leso può chiedere di essere ristorato del danno patito invocando il criterio costituito dal margine di utile del titolare del brevetto applicato al fatturato dei prodotti contraffatti, realizzato dal contraffattore, di cui al D.Lgs. n. 30 del 2005, art. 125, alla luce del quale il danno va liquidato sempre tenendo conto degli utili realizzati in violazione del diritto, vale a dire considerando il margine di profitto conseguito, deducendo i costi sostenuti dal ricavo totale.

In particolare, in tale ambito, il criterio della “giusta royalty” o “royalty virtuale” segna solo il limite inferiore dei risarcimento del danno liquidato in via equitativa che però non può essere essere utilizzato a fronte dell’indicazione, da parte del danneggiato, di ulteriori e diversi ragionevoli criteri equitativi, il tutto nell’obiettivo di una piena riparazione del pregiudizio risentito dal titolare del diritto di proprietà intellettuale».


La cessione di un’opera d’arte non comporta automaticamente il trasferimento dei diritti di utilizzazione economica

Con la vendita dell’opera, l’artista non cede di regola all’acquirente il proprio diritto di riproduzione. In ragione di ciò, in mancanza di diverse pattuizioni, la compravendita trasferisce il diritto di proprietà sulla res ma non già quello di riproduzione dell’opera.
Tale principio è stato ribadito in una recente pronuncia del Tribunale di Cagliari, in un procedimento avviato nel mese di marzo 2020 dall’erede della grande artista sarda Maria Lai nei confronti della Fondazione Stazione dell’Arte.


Il team di Intellectual Property di SGP è a vostra disposizione per ogni chiarimento.